Un’Europa chiamata a decidere

Per affrontare e reagire all’attuale crisi nata in Medio Oriente occorre un approccio che sia sovranazionale ed europeo e che prenda atto della portata degli effetti, immediati e futuri, delle tensioni esplose tra Iran e Stati Uniti. Il prolungato blocco dei traffici commerciali attraverso lo stretto di Hormuz non è stato un fenomeno passeggero: occorrerà tempo per ripristinare flussi e volumi che vi erano in precedenza. L’economia globale è entrata in un periodo, di durata non definibile, in cui a dominare sarà l’incertezza, a dispetto di annunci, spesso ben più che prematuri, che hanno reso noto l’imminenza di accordi di pace in uno scacchiere complesso come quello mediorientale, nel quale operano numerose entità, distribuite e legate all’Iran, che necessariamente andranno tutte coinvolte in uno sforzo di pacificazione condiviso da ogni componente di quella complessa area.
La pace è l’obiettivo cui tendere con speranza, con tenacia e con l’ottimismo della ragione, pur nella consapevolezza delle elevate complessità, di natura non solo politica e diplomatica, che ostacolano un percorso di normalizzazione delle relazioni tra gli stessi Stati mediorientali e tra il Medio Oriente e le grandi potenze mondiali.
In attesa di una pace vera, piena e duratura, va dunque riconosciuta la natura emergenziale dell’attuale fase e i diretti e concreti impatti della crisi su tutti i settori economici. L’incertezza frena la domanda, ostacola i commerci e finisce per abbattersi sulle imprese e da esse si trasferisce alle famiglie e alle banche, in quella che è a tutti gli effetti una catena che vede coinvolto ogni attore economico.
Il contesto di riferimento non è nazionale, non è italiano: esso è innanzitutto europeo. Per tale motivo la presente emergenza richiede una risposta adeguata, di rilievo pari a quella che l’Unione Europea ha sviluppato durante la pandemia, concependo uno strumento come il PNRR.
Appare prioritario studiare e attuare tempestivamente soluzioni in grado di sostenere gli investimenti, per rilanciare lo sviluppo, le produzioni e l’occupazione nell’Europa, che è un insieme di Paesi profondamente interconnessi e integrati nelle dimensioni produttive e commerciali.
È tempo che l’Europa decida e agisca per affrontare la crisi, superando i limiti di una unanimità che rischia di paralizzare frequentemente le decisioni.
Le ineludibili risposte che la Ue è chiamata a dare potranno anche giungere grazie al ricorso all’istituto giuridico della cooperazione rafforzata, che consente di pervenire a decisioni anche senza il pieno accordo fra tutti i 27 Stati membri. La cooperazione rafforzata ha, ad esempio, dato vita all’euro: la moneta comune non si sarebbe mai realizzata, se all’epoca si fosse atteso di raccogliere il consenso unanime degli Stati allora parte dell’Unione Europea.
È una lezione da tenere a mente.


Europe Must Decide

To confront the crisis that has erupted in the Middle East, Europe needs a genuinely supranational response. The tensions between Iran and the United States, with the prolonged obstruction of commercial traffic through the Strait of Hormuz, have opened a period of uncertainty whose duration cannot yet be measured. Restoring previous flows and volumes will take time, while premature announcements of peace fail to reflect the complexity of a region shaped by many actors, including entities linked to Iran that must be drawn into any credible pacification effort.
Peace remains the objective to pursue with hope, tenacity and rational optimism. Yet the obstacles are not only political and diplomatic: they also touch economic relations, supply chains, trade and the confidence on which growth depends. Until a full and lasting peace is achieved, the emergency nature of this moment must be recognised. Uncertainty weakens demand, slows commerce and places pressure on businesses, with consequences for families and banks in a chain involving every economic player.
This is not, above all, an Italian challenge. It is a European one. The European Union is called to act with the same ambition shown during the pandemic, when it created instruments such as the National Recovery and Resilience Plan. Swift solutions are needed to support investment, relaunch development, production and employment, and protect countries linked through industry and trade. Europe must now decide and act, overcoming the constraints of unanimity when they risk paralysing choices. Enhanced cooperation offers one legal route, allowing decisions even without full agreement among all 27 member states. The euro itself was born from this method: a lesson worth remembering today.