Emozioni

Assistere – direttamente o davanti ad uno schermo – ad una performance sportiva vincente scatena in ognuno di noi una valanga di emozioni e di sensazioni che variano tra l’attesa, l’incitamento, lo stupore e il fiato sospeso, per finire poi nell’esplosione di gioia per la vittoria.
In quella manciata di secondi, lo spettatore si identifica con l’atleta: se non ovviamente per capacità e prestazioni fisiche, almeno sul piano emotivo, “sentendo” su sé stesso il peso di quello sforzo.
Ma quali sono, realmente, le emozioni che uno sportivo vive durante la gara? Come trascorrono quegli istanti: pochi minuti per qualche disciplina, come lo sci, o intere ore per altre, come tennis o calcio? Come reagisce in quel tempo davanti a difficoltà, errori, condizioni difficili?
Lo abbiamo chiesto ad un atleta che ha fatto della sua vittoria alle Olimpiadi/Paralimpiadi Milano Cortina 2026 la vittoria di un intero territorio: Renè di Silvestro. Residente a San Vito di Cadore, ambassador italiano ai Giochi invernali, ha vinto sulle nevi di casa la medaglia d’oro nello slalom gigante sitting in soli 2’10”44, facendo esplodere di felicità Cortina e la provincia di Belluno.
“In realtà, in quei pochi istanti metto tutto quello che ho imparato negli allenamenti e tutto diventa automatico, non ho praticamente tempo di pensare. Il momento in cui si apre il cancelletto è adrenalina pura, cerco di motivarmi e di spingere più che posso e quasi non sento emozioni, tanto da avvertire lontane le voci degli allenatori e dello staff. Magari il pensiero potrebbe andare a quei punti dove nel passato sono caduto o ho fatto qualche errore, ma nel momento in cui ci penso, so di aver già perso e per questo occorre trovare un giusto equilibrio tra sicurezza e timori. Poi affronto il percorso a memoria: aver sciato su un tracciato tante volte rende tutto automatico, perché so come affrontare una porta o una curva e sono concentrato solo a tenere bassa la punta dello sci e a motivarmi.
Per esempio nel tracciato di Cortina so che le prime cinque porte sono difficili, per cui devo sciare in un certo modo, mentre sul piano mi sfogo, spingendo al massimo. Durante la discesa sono come in tranche, mi muovo in automatico anche se in vista dell’arrivo capisco già se la mia gara è andata bene o male, o comunque se sono riuscito a dare il massimo, perché in una frazione di secondo mi rendo conto che errori ho fatto. Infatti, in uno sport come il mio è impossibile non commettere errori e alla fine vince non chi ne ha commessi di meno, ma chi li sa recuperare più velocemente!
Quindi già in vista del traguardo normalmente capisco come è andata la gara, anche se nella manche dell’oro non ho pensato di aver fatto una buona gara, perché i salti, che il pubblico vive come prestazioni spettacolari, sono più che altro le correzioni di un errore di traiettoria! Restare più a terra e a contatto con il terreno avrebbe permesso di fare un tracciato più corretto e di risparmiare ancora qualche secondo, ma poi ho capito che il podio più alto era mio! Giocare in casa mi ha particolarmente emozionato, perché volevo arrivare a tutti i costi e vincere anche per tutti coloro che mi hanno incitato anche prima dei Giochi, per le aspettative dei miei concittadini e per l’enorme tifo del pubblico, a cui magari noi atleti paralimpici siamo meno abituati. In realtà, direi che tutte le mie emozioni si sono concentrate dopo la gara, e le vivo ancora oggi, grazie all’affetto dei miei sostenitori”.
E noi aggiungiamo: grazie a te, Renè, per tutte le emozioni che hai saputo regalare a noi in quei tuoi due minuti di splendida tranche sportiva!


Emotions

Watching a winning sporting performance, in person or on a screen, unleashes emotions: anticipation, wonder, awe and, finally, joy. In those seconds, spectators identify with the athlete, feeling the weight of the effort on an emotional level. But what does an athlete truly experience during competition? We asked Renè di Silvestro, resident of San Vito di Cadore and Italian ambassador at Milano Cortina 2026: his gold medal in the sitting giant slalom, won on home snow in 2’10”44, became a victory for an entire territory.
For him, those instants contain everything learnt in training, until the body acts almost automatically. When the start gate opens, there is pure adrenaline: he pushes as hard as possible, while coaches’ and staff voices become distant. Thoughts may touch past mistakes or falls, but dwelling on them would mean losing the race. The real balance lies between confidence and fear. The course is ingrained in his memory every gate, turn and flat section has its rhythm. On the Cortina slope, the first five gates are demanding; on the flat, he releases everything.
During the descent, he feels almost in a trance, moving instinctively while sensing, near the finish, whether the run has gone well. In his sport, mistakes are inevitable: victory belongs not to those who make the fewest, but to those who recover fastest. Even in the gold-medal run, he did not immediately feel he had skied perfectly. The jumps that seem spectacular to the public are often corrections to a line gone slightly wrong. Staying closer to the snow might have made the run cleaner and saved time. Only afterwards did he realise the top step of the podium was his.
Competing at home made the emotion stronger. He wanted to finish and win for those who had supported him before the Games, for his community’s expectations and for the warmth of a crowd that Paralympic athletes are not always used to receiving. In truth, he says, the emotions arrived mostly after the race, and they are still alive through the affection of his supporters. To that, we add our thanks: for the emotions Renè gave us in those two minutes of magnificent sporting trance.