Quelle sfumature che, in particolari ore del giorno, pennellano il cielo e dal rosa intenso virano al rosso e al viola, si riflettono sulla roccia dei Monti Pallidi fino a plasmarla di sé e a trasformare il grigio dolomia in un cristallo infuocato.
L’Enrosadira rappresenta una delle immagini iconografiche classiche delle nostre montagne, ricordo indelebile per chiunque si trovi al cospetto di Cortina e delle Dolomiti. Dal punto di vista meramente scientifico, l’Enrosadira descrive un fenomeno ottico dovuto alla particolare composizione chimica della roccia dolomitica, costituita da calcio e magnesio, per cui le vette si colorano di rosa all’alba e al tramonto a causa della bassa posizione del sole all’orizzonte, quando la luce attraversa un maggiore strato di atmosfera. In quest’ultima le lunghezze d’onda blu si diffondono lasciando filtrare quelle calde (giallo, arancione, rosa e rosso), mentre tutto intorno le ombre si allungano e risultano meno marcate, creando un’atmosfera magica e avvolgente, ideale per fotografie e momenti romantici.
Un fenomeno scientifico, dunque, che ha tuttavia catturato gli animi fin dai tempi antichi e che prende il nome dal termine ladino “enrosar”: diventare di colore rosa.
Una scena sempre uguale e sempre diversa, che ogni giorno lascia a bocca aperta e che nei secoli – prima che la scienza arrivasse a spiegare con numeri e formule il fenomeno – ha dato vita a canti, leggende e immagini mitiche, per spiegare questo evento unico attraverso un mondo popolato di nani, re e principesse, assimilando vette e pareti rocciose a un grande giardino fiorito.
Tra le diverse leggende che nei secoli si sono tramandate per spiegare questi cambiamenti di luce, la più famosa è proprio quella del Re Laurino, che, sebbene ambientata in Val di Fassa, si riverbera in tutte le Dolomiti, consegnando prima oralmente e poi per iscritto quel bisogno di giustificare e rendere “umani” i fenomeni naturali che accompagnano l’uomo da sempre.
Ecco che allora Re Laurino, sovrano di un popolo di nani che estraevano oro e gemme dalle viscere del Catinaccio – in tedesco Rosengarten (“il giardino delle rose”) – si innamorò della principessa Similde e la rapì per portarla nel suo regno incantato. Questo gesto scatenò l’ira dei rivali, che dichiararono guerra al re, vincendola. Disperato e umiliato, il re pronunciò una maledizione contro il suo stesso, amato roseto: “Di giorno e di notte nessuno potrà vedere le mie rose”. Tuttavia, Laurino dimenticò di nominare l’alba e il tramonto e da allora le cime delle Dolomiti si tingono ogni mattina e ogni sera dello spettacolare colore dei petali di quelle rose.
Un racconto che è esso stesso una magia, una favola che descrive la carezza dei raggi del sole alle cime delle Dolomiti, regalando uno scenario dalle mille differenti tonalità: ed è proprio allora, al crepuscolo e al chiaro di luna, che l’emozione delle Dolomiti prende vita.
Enrosar
At certain hours of the day, the sky over Cortina turns from deep pink to red and violet. These luminous shades settle on the pale Dolomite rock, transforming its grey surface into a glowing crystal. This is Enrosadira, one of the most iconic images of the Dolomites and an unforgettable memory for anyone who has stood before the peaks at dawn or sunset. Science explains it as an optical effect linked to the particular composition of dolomite, rich in calcium and magnesium. When the sun is low on the horizon, its light crosses a thicker layer of atmosphere: blue wavelengths are scattered, while warmer tones filter through, bathing the mountains in yellow, orange, rose and red. Around them, shadows lengthen and soften, creating an enveloping atmosphere, perfect for photographs, contemplation and moments of quiet romance. Yet this natural phenomenon has stirred the imagination since ancient times. Its name comes from the Ladin enrosar, meaning to turn pink, and over the centuries its daily miracle has inspired songs, legends and mythical images. Before science translated the spectacle into formulas, people gave it a more human explanation, filling the mountains with dwarfs, kings and princesses and turning cliffs and summits into a vast blossoming garden. The most famous tale is that of King Laurin. Ruler of a dwarf people who mined gold and gems beneath the Catinaccio, or Rosengarten, he fell in love with Princess Similde and carried her away to his enchanted realm. Defeated by his rivals, Laurin cursed his beloved rose garden, declaring that no one would ever see his roses by day or by night. He forgot, however, to mention dawn and dusk. Since then, every morning and evening, the Dolomite peaks have taken on the spectacular colour of those petals: a fairytale made of light, in which the emotion of the mountains comes alive.




