Nell’economia che cambia

I gravissimi conflitti e le tensioni globali, che continuano, hanno innanzitutto dolorosi risvolti umanitari, ma anche ricadute dirette sull’economia e sulla fiducia internazionale: l’aumento dei costi dell’energia, i dazi che irrigidiscono le relazioni commerciali, le crescenti incertezze nella relazioni fra le due sponde dell’Atlantico e le rischiose alterazioni dei rapporti di cambio fra dollaro ed euro sono tutti elementi negativi che inevitabilmente si riflettono sull’attività delle banche, i più sensibili anelli di connessione tra i fattori dell’economia.
Le banche operanti in Italia sono impegnate per contribuire ad evitare una nuova recessione e favorire la solida ripresa dell’economia e dell’occupazione. Un obiettivo che deve essere supportato da misure in grado di favorire più cospicui e stabili investimenti produttivi del risparmio e degli utili delle imprese. Andrebbero al contempo incoraggiati la patrimonializzazione e gli investimenti, innanzitutto tecnologici.
Queste le premesse dell’agire quotidiano delle banche in Italia, la cui prospettiva travalica l’ambito domestico, visto che da anni lo scenario in cui operano non è più nazionale ma europeo: dal novembre 2014, anno di debutto dell’Unione bancaria, molti passi sono stati compiuti, ma l’iter avviato non è stato completato. L’Unione bancaria, bloccata per un decennio da discussioni sulla garanzia europea sui depositi e sui limiti alle quote di debito pubblico che le banche possono detenere, deve progredire e divenire rapidamente anche Unione delle regole societarie, del mercato, del risparmio e degli investimenti.
Fino a quando non saranno realizzati gli imprescindibili codici europei di diritto bancario, finanziario, tributario e penale dell’economia sarà dunque compito delle politiche nazionali creare le condizioni affinché si affermi un quadro competitivo equo nell’Unione Europea.
L’interconnessione tra sistemi economico-finanziari ormai non è più solo sovranazionale, ma globale: in tal senso, è prioritario tutelare una sempre più equilibrata concorrenza. Le regole prudenziali per le banche (cosiddette di Basilea 3+), a lungo negoziate e concordate fra le banche centrali dell’Occidente, non stanno entrando in vigore contemporaneamente negli Stati Uniti e ciò si traduce in applicazioni difformi che alterano la concorrenza. Ciò va evitato attraverso una ampia e convinta azione di armonizzazione, in grado di rendere concreto, per gli intermediari finanziari, il principio ‘stessa attività, stessi rischi, stesse regole’.


A Changing Economy

Ongoing global conflicts and tensions have severe humanitarian consequences and direct economic impacts, including rising energy costs, trade barriers, transatlantic uncertainties, and volatile dollar-euro exchange rates. These factors affect banks, the most sensitive link between economic variables. Italian banks focus on preventing a new recession and supporting a robust economic and employment recovery, relying on policies that promote stable investment of savings and corporate profits, along with technological advancement and capitalisation. Their perspective extends beyond national borders, as the European banking union, launched in 2014, remains incomplete. Progress on deposit guarantees, public debt limits and harmonized corporate, market, savings and investment rules is essential. Until comprehensive European codes in banking, finance, tax and economic criminal law are implemented, national policies must ensure fair competition within the EU. Economic and financial systems are now globally interconnected, making balanced competition a priority. Inconsistent implementation of Basel 3+ banking standards between the U.S. and Europe risks distorting competition. Coordinated harmonisation is needed to uphold the principle: same activity, same risks, same rules.