L’inverno del bosco racconta una storia di candore, di silenzi ovattati, di natura che asseconda il suo ciclo e cerca la quiete e la lentezza del respiro, preparandosi alla ripartenza.
Gli alberi – spogli di foglie, ma ricchi di cavità e tane – gli aghi e i rami delle conifere avvolti dalla neve e il terreno muschioso morso dai cristalli di ghiaccio sono ora il rifugio nascosto degli abitanti del bosco, che cercano l’inattività e il torpore prima del risveglio e della ripresa della vita attiva.
Tutto sa di silenzio, di immobilismo, di improduttività.
Una sorta di “stop and go” che il regno animale osserva da sempre – con gli occhi puntati sul futuro – per adattarsi e affrontare i cambiamenti della natura, preparandosi con essa all’esplosione della vita in primavera. Un adattamento e un’improduttività che profumano tuttavia di fiducia verso tempi migliori, di attesa verso un futuro di maggior cibo, di maggior luce, di maggior energia.
Un futuro ricco di vita e di rinascita.
E così come gli animali del bosco, così come la natura tutta, così come dovrebbe accadere per l’essere umano, anche Cortina negli ultimi tempi ha vissuto un apparente letargo dagli splendori e dalle opportunità a cui aveva abituato i suoi ospiti. Letargo, parola definita dall’Oxford Languages “vita latente”, una sorta di momento di crisi, di adattamento per affrontare le difficoltà date da condizioni esterne o interne. E quali condizioni migliori, se non prepararsi al meglio per la visibilità mondiale?
Un letargo, per Cortina, fatto quindi di momentanee difficoltà viarie, di panorami interrotti da gru, di discontinuità in alcuni servizi resi al pubblico, di chiusure transitorie. Un letargo, tuttavia, solo apparente agli occhi di coloro che sanno scorgere nelle difficoltà di oggi le opportunità di domani, osservando i piccoli cambiamenti di ogni giorno, i miglioramenti che, come il lento risveglio della natura, porteranno ad una Cortina migliore, al pari dell’esplosione della primavera nei boschi.
Eppure, nel silenzio del letargo di Cortina, qualcosa fa rumore: come ungulati che si scornano tra la fredda neve per una vittoria, così talvolta abitanti e amanti di Cortina hanno reagito con impazienza al faticoso inverno che Cortina ha vissuto negli ultimi tempi, affrontandosi rumorosamente per spartirsi una vittoria personale, senza ricordarsi che, per Cortina, la vittoria sarà sempre corale, quella di una località comunque prescelta, comunque Regina.
E dunque oggi, mentre scrivo queste righe, il bosco attende il suo risveglio primaverile come Cortina si prepara alla sua stagione migliore, accelerando il suo battito, riprendendo la sua vitalità, rispolverando la bellezza del suo manto, per mostrarsi finalmente, dopo le naturali difficoltà e sacrifici di questi mesi, in tutta la sua innata regalità agli occhi del mondo.
Oggi, dopo il tempo delle difficoltà del letargo, è finalmente il tempo felice del risveglio, degli occhi spalancati sul mondo, del “nessun dorma”: benvenuta primavera di Cortina, benvenuti Giochi Olimpici!
No One Shall Sleep!
The winter forest tells a story of purity, muffled silence, and nature following its cycle, seeking stillness and slow breathing in preparation for renewal. Leafless trees with hollow trunks, snow-laden conifers, and mossy, ice-crusted ground become hidden refuges for woodland creatures, embracing inactivity and torpor before spring’s awakening. Everything speaks of quiet, stillness, and apparent unproductivity, a “stop and go” observed by the animal kingdom, always oriented toward the future, adapting to changes and readying for the explosion of life in spring. This dormant phase carries a sense of trust, hope, and anticipation for more light, nourishment, and energy, a future of growth and rebirth. In recent times, Cortina experienced a similar apparent hibernation, a pause from the splendor and opportunities it once offered. Defined as “latent life” by Oxford Languages, hibernation represents a moment of crisis and adaptation, preparing to face internal and external challenges. For Cortina, this meant temporary disruptions in traffic, interrupted views by cranes, service discontinuities, and brief closures. Yet, like the forest awaiting spring, these challenges are opportunities for renewal, visible to those who notice small daily improvements that will culminate in a revitalized Cortina. Even during this calm, some noise emerges: residents and visitors, like stags clashing in the snow, sometimes reacted impatiently to hardships, seeking individual victories, forgetting that Cortina’s triumph is collective. Today, as the forest stirs toward spring, Cortina too accelerates its pulse, regains vitality, and polishes its beauty to reveal, after months of effort and sacrifice, its innate grandeur to the world. The season of challenge has passed; now it is time for arrives the joyous awakening. Welcome, Cortina’s spring, welcome, Olympic Games!







