Sogno di una notte di mezzo inverno

Partecipare ai Giochi Olimpici e Paralimpici, sia estivi che invernali, è il sogno di tutti gli atleti: giovani e giovanissimi capaci di allenarsi per anni e di sacrificarsi pur di prendere parte alla ribalta sportiva più antica del mondo. Non è stata da meno neanche l’Olimpiade Invernale Milano Cortina 2026, che nei quasi due mesi di gare ha ospitato a Cortina il sogno diventato realtà di 66 squadre nazionali, che hanno invaso con i loro colori e l’entusiasmo le vie cittadine e le location di gara.
Un sogno che per qualcuno è sfociato nell’apoteosi di una medaglia, per qualcun altro è stato stinto dai toni della delusione, ma che comunque porterà con sé l’orgoglio della presenza, pochi tra tanti!
Ma c’è un’altra ribalta, un altro sogno che Cortina ha saputo rendere reale: quello della grande massa di volontari che, provenienti da tutta Italia e non solo, ha inondato l’Ampezzo e il Cadore, offrendo l’affetto e il calore dalla popolazione locale in cambio del loro lavoro, tempo e sorrisi. Un gruppo di oltre 600 persone, suddivise in team sulla base di ruoli e provenienza professionale e perfettamente integrato nel tessuto cittadino, che ha contribuito non poco all’atmosfera gioiosa, sicura e internazionale di quei giorni.
Dal servizio sanitario sulle piste all’accompagnamento degli atleti, dai ruoli di indirizzamento degli ospiti a quelli di service per l’ingente apparato che ha accompagnato l’evento, sempre e comunque quelle divise così riconoscibili hanno supportato il territorio, colorandolo di blu e verde acqua e facendo da meraviglioso sfondo umano alla potenza dello sport.
Qui, tra queste pagine, voglio ora raccontare l’emozione di aver accompagnato da volontaria non l’intero evento olimpico, ma la cerimonia di inaugurazione, magistralmente orchestrata da Balich Wonder Studio e altrettanto magistralmente gestita a Cortina da Roberta Zafutta.
Una manciata di ore di cerimonia; stralci di immagini apparsi in diretta tv mondiale in concomitanza con le altre sedi olimpiche – Milano in primis; fugaci panorami ampezzani a sfondo e contorno delle parole dei Presidenti della Repubblica, del CONI, del CIO: eppure, per preparare quelle poche ore, un gruppo di 120 volontari e volontarie ha scelto di dedicare un’intera settimana alle prove, effettuate di persona a Cortina tutti i giorni, anche da parte di chi, ed erano parecchi, proveniva da oltre provincia.
Un gruppo dapprima timido e quasi perplesso nel capire e abbracciare le regole che erano state dettate, poi sempre più coeso e convinto, per finire poi, il gran giorno del 6 febbraio, per essere un tutt’uno con lo staff di Balich e con gli atleti, tanto da chiudere la sfilata delle squadre accompagnando l’Italia nel finale della parata, conclusa dal momento celebrativo ufficiale in Piazza Dibona. Per arrivare a ciò, a quella manciata di ore in cui tutto è successo e in cui tutto si è incastrato alla perfezione, sono servite sere e sere dedicate a sfilare in Corso Italia, simulando l’ingresso delle varie squadre, interagendo con le professioniste di Balich per fare in modo che tutto accadesse in contemporanea tre le 5 sedi olimpiche, senza sgarrare neanche di un secondo.
E così è stato, tra i due gruppi di volontari e volontarie: quello, più numeroso, che accompagnava con balletti e sorrisi la parata lungo Corso Italia, posizionato alla perfezione per aiutare gli atleti nel colorato corteo che dall’arco di trionfo accanto a La Cooperativa terminava – tra festanti ali di persone – in Piazza Franceschi. E poi il secondo gruppo di sei persone, tra cui la scrivente, collocate al di fuori della sfilata, ma funzionali ad essa, con il compito di dare il via alle varie squadre e accompagnarle fino all’ingresso arcuato della parata.
Che dire? Emozione per essere a contatto con atleti di tale spessore e divertimento nel cogliere il loro lato fanciullesco e “umano”, che significa felicità, orgoglio, voglia di fare festa e di godersi – loro per primi – quell’attimo fuggente. E allora ecco i sorrisi della Bignone, il caos divertito della squadra giamaicana, la corsa degli atleti americani alla vista del celebre rapper americano Snoop Dogg poco lontano….
Un’emozione che non si è conclusa con la fine dei Giochi, perché il 18 aprile il Comune ha organizzato la grande festa “Cortina Welcome 2026 Team” proprio per ringraziare tutti i volontari, che si sono ritrovati e hanno sfilato in Corso Italia, loro protagonisti assoluti di un ricordo che resterà per sempre un sogno concretizzato.


A Midwinter Night’s Dream

Taking part in the Olympic and Paralympic Games, whether on their Summer or Winter edition, is every athlete’s dream: the reward for years of training, sacrifice and devotion to the world’s oldest sporting stage. Milano Cortina 2026 was no exception. Across almost two months of competition, Cortina welcomed 66 national teams, filling streets and venues with colours, flags and excitement. For some, the dream became a medal; for others, it carried disappointment yet every athlete left with the pride of having been there, among the few chosen from so many. Cortina also made another dream real: that of the volunteers. More than 600 people, from across Italy and beyond, brought time, work and smiles to Ampezzo and Cadore, receiving the warmth of the local community. Divided by role and background, they became part of the town, helping create a joyful, safe and international atmosphere. From medical support on the slopes to athlete assistance, guest guidance and event services, their blue-aqua uniforms coloured the territory and formed a moving human backdrop to sport.
These pages recall one experience: volunteering for the ceremony, orchestrated by Balich Wonder Studio and managed in Cortina by Roberta Zafutta. A few hours of ceremony, broadcasted live worldwide alongside the other Olympic sites, required a full week of daily rehearsals by 120 volunteers, many travelling from outside the province.
A heterogeneous group became increasingly united, until February 6th, when it moved as one with the Balich staff and the athletes. Together, they closed the teams’ parade by accompanying Italy in the final procession, ending with the official celebration in Piazza Dibona. Behind that perfect moment lay evening after evening of practice along Corso Italia, simulating team entrances and synchronising every gesture with the five Olympic venues, without missing a second.
One group danced and smiled along the route, guiding athletes from the triumphal arch beside La Cooperativa to Piazza Franceschi, between festive lines of spectators. Another small group of six, including the writer, remained outside the procession but made it possible, giving each team its cue and accompanying it to the arched entrance. The emotion came from standing close to athletes of such stature and discovering their human side: happiness, pride, the wish to celebrate and to live that fleeting instant fully. Federica Brignone’s smiles, the joyful chaos of the Jamaican team, the American athletes running towards Snoop Dogg nearby: all became fragments of an unforgettable memory. The feeling lasted beyond the Games. On April 18th, the Municipality held Cortina Welcome 2026 Team to thank all the volunteers, who returned to Corso Italia as protagonists of a dream made real.