Non vanta lo skyline verticale di Miami, sebbene sia stata definita da Hemingway “la Florida d’Italia”, né di altre località balneari magari più vicine, poiché la caratteristica di Lignano e il suo codice identificativo urbanistico è quella costruzione a chiocciola che la rende così tipica: se da un lato i cerchi concentrici di Pineta ricordano il guscio del celebre animale, simbolo della casa, l’estensione in lungo di Sabbiadoro, con quelle protuberanze date dai bordi della darsena di Marina Faro, sembrano simboleggiare il corpo allungato del mollusco terrestre. Un assetto che affonda le sue radici nel tempo e che ha decretato la fortuna di questa perla dell’Adriatico, con un intreccio di strade a perpendicolari e paralleli che giocano con altrettante vie dal percorso rotondo, tanto da condizionare lo stradario comunale, che riporta a Pineta i nomi di Arco e Raggio per riconoscere i cerchi concentrici e le vie a raggiere che li tagliano.
Arterie grandi e minori caratterizzate, sia a Pineta, sia a Sabbiadoro, sia a Riviera, da piccole strutture condominiali o unifamiliari e da alberghi spesso nascosti tra la vegetazione, quasi celati agli occhi dei più.
Eppure, staccando lo sguardo dall’intreccio quasi labirintico delle strade, e allontanando l’occhio dalle forme abitative consuete, non mancano neanche a Lignano piccoli dettagli futuristici, racconti di un’altra architettura, contemporanea e materica, adattamento ben riuscito tra i grattacieli d’altri luoghi e la tradizionale abitazione condominiale marina, in antitesi rispetto a quegli elementi Liberty che ancora qua e là arricchiscono il lungomare.
Una cifra estetica nuova per Lignano, che racconta di un altro orizzonte, questa volta verticale anche se non strutturato, non organizzato, ma comunque degno di nota e presupposto di un trend architettonico contemporaneo e interessante, sebbene non innovativo quanto la scelta, nel 1953, di pensare ad una città diversa da tutte le altre, ancor oggi unica, ammirata e orgogliosamente inimitabile.
Vertical discovery
Lignano does not boast the vertical skyline of Miami, although it has been described by Hemingway as “the Florida of Italy”, nor of other seaside resorts that may be closer, as its characteristic feature and urban design code is that spiral construction which makes it so typical: if the concentric circles of Pineta recall the famous animal, the long extension of Sabbiadoro with its Marina Faro dock seem to imitate, on the other hand, the land mollusc. A layout that is rooted in time and has decreed the fortune of this pearl of the Adriatic, with a network of perpendicular and parallel streets that play with the same number of round streets, so much so that it has conditioned the municipal street directory, which uses the names of Arco and Raggio in Pineta to recognise the concentric circles and radial streets that cut them.
Large and smaller streets characterised by small condominium or single-family structures and hotels often hidden among the vegetation, almost hidden to people’s eyes.
Detaching our gaze from the almost labyrinthine tangle of streets or from the usual forms of habitation, we see small futuristic details: tales of contemporary architecture, a successful adaptation between skyscrapers and the traditional seaside housings, in antithesis to those Art Nouveau elements that still enrich the waterfront here and there.
A new aesthetic feature for Lignano, another horizon, this time vertical even if not structured, not organised, but nevertheless noteworthy. A prerequisite, as can also be seen on page 50, of a contemporary and interesting architectural trend, although not as innovative as the choice, in 1953, to think of a city different from all the others, still today unique, admired and proudly inimitable.






