Storia di un amore

C’è un momento preciso in cui un luogo smette di essere una destinazione e diventa una scelta del cuore. Non è mai rumoroso. Succede quasi in silenzio, come la neve quando cade a San Vito di Cadore e cambia tutto senza chiedere permesso. Per Valentyna è stato così: prima una scoperta, poi un legame, infine una conquista.
E oggi, la Baita Donarié non è soltanto un indirizzo tra le Dolomiti, ma il punto esatto in cui la sua storia ha deciso di fermarsi.

Valentyna, quando è scattato l’amore per San Vito?
È arrivato grazie al mio compagno che qui aveva già una casa.
San Vito mi ha colpita subito! Ricordo il 2008: nevicava tantissimo, le case illuminate, tutto ovattato. Era come entrare dentro un film di Natale, ma vero. In quel silenzio così pieno di bellezza ho sentito qualcosa che mi somigliava.

Che cosa l’ha fatto restare, davvero?
Una sensazione difficile da spiegare. Mi ricordava l’infanzia, un’idea di vita più semplice, più autentica. Vengo da un piccolo paese in Ucraina, dove tutti si conoscono e si salutano. E qui ho ritrovato quella stessa umanità. Per questo non è mai stato solo un posto di vacanza. Anche quando tornavamo solo d’estate, per mesi, io sapevo già che prima o poi sarei rimasta.

Quando ha capito che Baita Donariè sarebbe – finalmente! – diventata sua?
Per anni è stata semplicemente un luogo del cuore: l’ho corteggiata molto! Poi, nel 2024, è cambiato tutto. Per anni ho studiato la zona, il mercato, il potenziale: ho fatto un vero lavoro di analisi, quasi manageriale, perché arrivavo da esperienze importanti nel turismo.
E a maggio abbiamo acquistato la baita, finalmente!

Che tipo di intervento avete fatto?
Abbiamo rifatto tutto. Demolita e ricostruita completamente con un progetto approvato che ha triplicato gli spazi. È nata una struttura nuova, ma con la stessa anima. Oggi ci sono tre suite per l’ospitalità, un grande plateatico e un ristorante che è il cuore del progetto. Il bar è rimasto, ma la proposta è diventata molto più ampia e identitaria.

Che tipo di cucina proponete?
È una cucina totalmente fatta in casa, senza scorciatoie. Abbiamo due chef e lavoriamo solo su preparazioni. È il Cadore nel piatto – casunziei con papavero o crauti, stinco, gulasch con polenta – piatti che non cercano di essere moderni a tutti i costi, ma veri.
C’è una differenza sottile tra arrivare in un luogo e appartenervi. Valentyna non ha semplicemente trovato San Vito di Cadore: lo ha riconosciuto. E oggi Baita Donariè non è più un progetto, né una meta. È un punto fermo nel tempo, dove ogni scelta precedente ha trovato il suo senso.
Perché alcune storie non si raccontano con un arrivo.
Si raccontano con un “resto qui!”.


A Love Story

For Valentyna, San Vito di Cadore was never simply a destination. It first appeared in 2008, under heavy snow, with lit houses and a silence that seemed to belong to a Christmas film made real. Brought there by her partner, who already had a home in the village, she recognised something familiar: the simplicity of childhood, the humanity of a small place where people know and greet one another, the feeling of a life lived more authentically. Even when visits were limited to long summers, she knew that one day she would stay. Baita Donarié was, for years, a place of the heart, patiently observed and almost courted. Then, in 2024, after careful analysis of the area, market and potential, Valentyna and her partner finally bought it. The building was demolished and rebuilt through an approved project that tripled its spaces, giving life to a new structure with the same soul: three hospitality suites, a large outdoor area and a restaurant at the centre. Its cuisine is entirely homemade, with two chefs and dishes that speak sincerely of Cadore, from casunziei with poppy seeds or sauerkraut to shank and goulash with polenta. Today Baita Donarié is no longer a project or a stop. It is where a love story has chosen to remain.